Il punto di vista di Boccardi

Una guida per l'uso e l'interpretazione dei dati elettromiografici chinesiologici
Estratto da: Soderberg GL, Knutson LM. A Guide for Use and Interpretation of Kinesiologic Elctromyographic Data. Physical Therapy 2000: 80(5); 485-98.(Referenze Bibliografiche n. 122).

E' segno dei tempi la comparsa su una rivista redatta da terapisti e destinata a terapisti di un articolo così rigoroso e esauriente su un argomento complesso e difficile come quello dell'acquisizione dei dati dell'elettromiografia dinamica (o cinesiologica). E' la riprova di alcuni importanti eventi che da qualche tempo possiamo osservare nel mondo della medicina riabilitativa. Prima di tutto, l'esigenza degli operatori di dare maggiore evidenza 'scientifica' ai loro interventi e alle loro tecniche: l'adattamento dei quali alle caratteristiche dell'alterazione da trattare, in particolare in funzione dei fattori patogenetici che questa alterazione comporta, è ovviamente premessa indispensabile alla bontà dell'outcome finale. Di qui una sempre maggiore attenzione alla qualità dell'osservazione del segno patologico e alla individuazione del 'profilo fisiopatologico' del danno prodotto dall'evento morboso. E' in questo senso che trova particolare rilievo la possibilità di trarre informazioni a volte decisive dall'analisi strumentale delle posture e dei movimenti, la cui utilizzazione si va gradatamente estendendo anche in Italia in modo soddisfacente. Ne è la riprova la fondazione nell'anno 2000 della Società Italiana di Analisi del Movimento in Clinica (sito web http://www.siamoc.it), che ha per scopo appunto l'allargamento del ponte che deve unire la complessa tecnologia sottesa all'analisi strumentale con il mondo dell'esperienza quotidiana, con i pazienti e con i loro problemi.

Di qui la richiesta degli operatori della macchina riabilitativa di strumenti idonei a meglio comprendere il senso delle informazioni, spesso espresse in termini per loro non abituali, contenute nei referti dei laboratori di analisi.

Tra queste assumono particolare importanza i diti desunti dall'esame elettromiografico dinamico, che registra gli interventi muscolari definendone la sequenza, il momento dell'intervento, la durata, e entro certi limiti l'intensità. Questi dati soprattutto se correlati con i dati della cinematica e della dinamica acquisiti contestualmente, sono davvero preziosi ai fini dell'individuazione delle reali cause dell'alterazione, e quindi della impostazione e della conduzione del trattamento. Il tutto in perfetto accordo con l'attuale visione della medicina riabilitativa, che vede, anche nelle norme ufficiali, la stesura per ogni paziente di un progetto riabilitativo, i mezzi con i quali questi obiettivi possono esser raggiunti, l'approccio indispensabile ad ogni trattamento con probabilità di successo.

Purtroppo la complessità della tecnologia che consente una analisi strumentale affidabile fa si che ancora oggi le difficoltà siano numerose, sul piano tecnico, della raccolta dei dati, della loro interpretazione e soprattutto della loro comunicazione, per non parlare del problema del costo delle attrezzature e del personale specializzato che le deve gestire. Sutherland afferma che le informazioni deducibili da una analisi strumentale sono numerosissime e preziose, ma le persone in grado di interpretarle e comunicarle in maniera utilizzabile a livello 'di palestra' sono ancora poche.

Il lavoro qui presentato va incontro a una di queste esigenze: la comprensione di come vanno raccolti i dati perché la loro utilizzazione possa essere utile. A questo proposito può essere di grande aiuto la recente pubblicazione dei risultati del progeto europeo SENIAM (Surface Electromyograèphy for Non Invasive Assessment of Muscles), istituito per elaborare raccomandazioni per una standardizzazione delle strumentazioni e delle tecniche di raccolta dei dati, particolarmente importanti per l'elettromiografia dinamica. Molto importante ed utile, per noi, la traduzione italiana delle raccomandazioni pubblicata a cura di Roberto Merletti, direttore del Centro di Bioingegneria di Torino (istituito grazie alla collaborazione del Politecnico di Torino, dell'ASL 1 Piemonte, di alcune Fondazioni bancarie - sito web http//www.polito.it/centri/corep/bioing), coordinatore dell'apporto italiano alla ricerca e parte attiva e essenziale nella redazione della stesura del documento finale.

Un'ultima considerazione: è possibile che la seconda autrice del lavoro sia la deliziosa consorte di quel Knuttson che agli inizi degli anni 70 ci ha insegnato come uno stesso segno, in questo caso il recurvato nella fase centrale dell'appoggio di un cammino emiplegico, possa risalire a fattori patogenetici diversi, che richiedono necessariamente soluzioni terapeutiche diverse. Ottimo antidoto contro tutte le affermazioni 'globalizzanti' di gran parte della letteratura riabilitativa di quegli anni - e non solo di quegli anni.


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