Il punto di vista di Boccardi

La riabilitazione biopsicosociale multidisciplinare per il dolore al collo e alla spalla fra gli adulti in età lavorativa. Una rassegna sistematica all'interno della struttura del Cochrane Collaboration Back Review Group
Estratto da: Karjalainen K, Malmivaara A, van Tulder M, Roine R, Jauhiainen M, Hurri H, Koes B. Multidisciplinary Biopsychosocial Rehabilitation for Neck and Shoulde Pain Among Working Age Aduls. Spine 2001:26(2);174-81 (Referenze Bibliografiche n. 21).

La difficoltà maggiore del mio, d'altra parte graditissimo, compito di preparare il consueto "punto di vista" per il bollettino del GSS è senza dubbio quella di trovare qualcosa di nuovo da dire ogni tre mesi. Tenterò di trovare un paio di spunti nei lavori di questo numero.

La maggior parte dei lavori tradotti nel bollettino presenta, come sempre, i risultati di ricerche metodologicamente ben impostate e ben condotte. Tuttavia, raramente abbiamo l'impressione di poterli inserire automaticamente nella lista di quella Evidence Based Medicine che dovrebbe aiutarci nella scelta delle condotte terapeutiche da attuare nei nostri pazienti: e molte volte contraddicono con i dati della nostra, nel mio caso ahimè lunga, esperienza. Dobbiamo quindi dirci d'accordo con coloro che affermano che l'EBM debba essere sottoposta al vaglio dell'esperienza personale: occorre essere convinti della "evidenza dell'Evidenza". Non è soltanto un mio problema: in questo numero, Karjalainen e al in una metanalisi sull'efficacia del trattamento multidisciplinare del dolore cervicale non trovano nella letteratura un solo lavoro del tutto affidabile.

Un fattore che mi sembra troppo spesso sottovalutato è quello dell'importanza dell'evoluzione spontanea della sintomatologia, specie per quanto riguarda il sintomo dolore. Abbiamo tutti l'esperienza, anche personale, di dolori al collo che scompaiono spontaneamente dopo qualche mese, per poi magari ricomparire a distanza di tempo: ivi comprese alcune sintomatologie a carattere nettamente radicolare. Io consiglio a parenti e amici, oltre ad alcuni ovvi accorgimenti ergonomici, di avere pazienza per tre mesi: e di solito mi va bene.

E' poco giustificato attribuire la "guarigione" all'ultimo trattamento effettuato, quale che sia: post hoc non propter hoc, è un saggio ammonimento che ci viene dai nostri padri. E quanto al placebo, è noto che alcuni placebo sono più placebo di altri.

Mi sembra invece naturale che l'esercizio migliori mobilità e motilità cervicale, soprattutto di questi tempi nei quali la sedentarietà prolungata, tra ufficio e guida dell'automobile, riducono di molto la possibilità di utilizzarle nella vita di tutti i giorni.

Un altro spunto di riflessione viene dalla letteratura del lavoro di Irnich e al, e soprattutto del commento di Cummings. Il fatto che un finto laser sia efficace sul dolore, e non molto meno dell'agopuntura "vera", fa indubbiamente pensare. Così come il fatto che a non essere soddisfatto delle prove dell'efficacia di una agopuntura anche ben condotta, e a richiedere nuove e più conclusive ricerche, sia Cummings, membro influente dell'Acupunture Society di Londra.
Quanto alla sindrome miofasciale, non sono ancora convinto (e non solo io, lo abbiamo visto) della possibilità di diagnosticarla: e forse anche della sua esistenza come sindrome autonoma.

 


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