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Introduzione

Perchè il GSS

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, abbiamo assistito a vere lotte fratricide tra sostenitori delle diverse metodiche eponime che erano venute copiose dalle quattro parti del mondo a risollevare il morale della neonata fisioterapia italiana, delusa dai mediocri risultati ottenuti con le vecchie metodiche ‘ortopediche’. Alle riunioni serali settimanali al San Carlo, terapisti bobathiani e voytiani, kabatiani e domaniani si sedevano in settori diversi della grande palestra e cominciavano a litigare.

Ero convinto che almeno parte della responsabilità fosse del difficile accesso a quanto effettivamente avevano detto gli autori, in genere mal tradotti o più o meno volutamente traditi nella tradizione orale. Avevo fresco il ricordo dell’offesa fatta al povero delfino, imputato dalla fine dell’ottocento fino a circa metà del novecento nella letteratura italiana di essere portatore di sifilide, assieme all’uomo: Il tutto dovuto a una traduzione sbagliata di metà ottocento dal tedesco, tramandata di libro in libro per decenni.

Così avevamo preso l’abitudine di dare agli allievi della scuola di fisioterapia (molti lo ricorderanno) delle pagine contenenti la traduzione più fedele possibile dell’originale e consigliavamo di utilizzare una matita a due colori per evidenziare in rosso gli errori confutabili grazie ai dati della letteratura in loro possesso e in blu quello che l’allievo non era riuscito a capire: per sua colpa, nel qual caso doveva darsi da fare, ma più spesso per colpa dell’autore, che in non pochi casi tutto sommato non ci avrebbe guadagnato a essere capito. Un primo tentativo domestico di evidence based medicine. Carlo Perfetti mi ha molto sgridato anche per questo: e confesso che dopo più di quaranta anni non ho ancora capito perché.

Nel 1975 con ‘Lo sviluppo motorio nei diversi tipi di paralisi cerebrale’ dei coniugi Bobath abbiamo dato inizio con Ghedini editore alla pubblicazione della collana di riabilitazione medica, che voleva ovviare anche al costo eccessivo dei testi in lingua originale. E’stato così possibile offrire ai terapisti italiani traduzioni ‘oneste’ degli autori a cui facevano riferimento nelle loro pratica: Bobath, appunto, ma anche Brunnstrom. Stagnara, Perdriolle, Cotton, Cailliet, e in seguito scritti originali di autori italiani che sarebbero diventati libri di culto: i due Perfetti, Alberto Lissoni, Adriano Ferrari, Michele Bottos, Spagnolin, Occhi, Rago e Perino, l’indimenticato Salvini. A questo punto avevamo esaurito il nostro compito. Libri buoni e traduzioni buone uscivano e escono a getto continuo: l’unico obiettivo trascurato resta quello del basso costo, che ci era possibile raggiungere grazie alla generosità degli autori e alla saggezza dell’editore Valdina.

Tra le molte pubblicazioni che rispondono alla nostra premessa, dare agli operatori italiani i testi originali ben tradotti o loro corrette sintesi, mi aveva particolarmente colpito il fascicolo del Gruppo di Studio della Scoliosi e delle patologie vertebrali. Anche se limitato a un aspetto, comunque importante, del grande mare degli argomenti di interesse fisiatrico, si distingue per la periodicità, mai tradita, la continuità, la ricchezza delle fonti a cui attinge, la scelta degli articoli e permettetemi di ribadirlo, il modesto sforzo economico che richiede. A distanza di anni, posso dire di aver avuto ragione di fidarmi dei suoi ideatori e conduttori. Fiducia troppo facilmente prevedibile, date le qualità a me note da tempo dei Negrini e dei loro collaboratori.

Così, quando nel 1997 il GSS mi ha chiesto di collaborare con dei miei punti di vista, mi sono sentito ringiovanire. Si trattava di riprendere la matita rossa e blu, anche se nella maggior parte dei casi il lavoro, o la fetta di lavoro, di cui mi occupavo, diceva delle cose che mi facevano piacere e potevo utilizzare per corroborare cose che andavo dicendo, a volte inascoltato, da un numero più o meno grande di anni. Così, mi è stato concesso, sotto un’insegna che mi piace particolarmente (sapere di non sapere, del saggio di Chio, per cercare di sapere qualcosa di più) in una rubrica che mi è molto cara, raccontare cose che avevo messo insieme in oltre cinquanta anni di letture e di esperienze ‘sul campo’, nella speranza che possano essere di qualche utilità per chi avrà la pazienza di leggerle. Speranza o illusione? Oronzo Marginati, un grande umorista del primo dopoguerra, diceva che quando uno ha messo insieme molta esperienza, la cosa migliore che può farne è un paio di fondelli per i pantaloni…

Silvano Boccardi

Gruppo di Studio della Scoliosi
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