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24 febbraio ora 18:30

Webinar riservato agli iscritti GSS 2026:

"L'approccio SEAS: differenze e similitudini con gli altri metodi di trattamento identificati come efficaci per il trattamento conservativo della scoliosi"


Quest'anno GSS offre ulteriori possibilità di formazione aumentando il numero di Webinar riservati agli iscritti.
Questo appuntamento è il primo dell'anno 2026. Il webinar sarà presentato martedì 24 febbraio alle ore 18:30, relatore il fisioterapista Michele Romano.
Il tema proposto sarà la descrizione dei concetti base dell'approccio SEAS, uno degli strumenti di lavoro per il trattamento conservativo della scoliosi maggiormente usati nel mondo. Per meglio definire questi principi, la presentazione è stata preparata sottolineando le differenze più importanti tra il SEAS e gli altri metodi di esercizi specifici maggiormente conosciuti.
Al termine del webinar il fisioterapista Michele Romano risponderà alle domande arrivate nel corso della presentazione.

Le registrazioni dei webinar restano a disposizione degli iscritti nell'area riservata del sito GSS Online.

Per assistere al webinar è indispensabile essere in regola con l'iscrizione GSS 2026.
Verranno inviate qualche giorno prima le informazioni per accedere alla diretta.

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img news2ISCRIZIONI 2026 AL GSS

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Per saperne di più

Il punto di vista di Boccardi

Analisi critica degli esperimenti clinici randomizzati sull'efficacia del trattamento della cervicalgia. Revisione della letteratura
Estratto da: Kjellman GV, Skargren EI, Öberg BE. A critical analysis of randomised clinical trials on neck pain and treatment efficacy. A review of the literature. Scand J Rehab Med 1999: 31(3); 139-52 (Referenze Bibliografiche n. 48).

Conseguenze delle patologie vertebrali cervicali nelle lesioni da risarcimento. Un confronto prospettico con la risposta della riabilitazione di terzo livello per le patologie lombari croniche
Estratto da: Wright A, Mayer TG, Gatchel RJ. Outcomes of Disabling Cervical Spine Disorders in Compensation Injuries. A Prospective Comparison to Tertiary Rehabilitation Response for Chronic Lumbar Spine Disorders. Spine 1999: 24(2); 178-83 (Referenze Bibliografiche n. 40).

In questo numero del bollettino del GSS appaiono tre buoni lavori che concernono i dolori cervicali. La prima osservazione è la conferma di una antica impressione: la grande sproporzione tra la quantità di letteratura che è dedicata ai dolori lombari e quella che tratta i dolori cervicali, non meno frequenti, o comunque di ben poco meno frequenti, nelle popolazioni di pazienti che ricorrono al medico per dolori localizzati al rachide. Una delle possibili spiegazioni può risiedere nel fatto che ancor più che per le lombalgie i possibili fattori patogenetici delle cervicalgie sono numerosi, intrecciati e difficili da identificare: il che spiegherebbe la relativa monotonia delle tecniche destinate ad alleviarle.

Ancora una volta la metanalisi, condotta già in partenza su un numero davvero limitato di lavori, è costretta poi a rinunciare ad un'altra importante quota per le solite difficoltà metodologiche e di interpretazione, difficilmente superabili ma a quanto pare non insuperabili, visto che qualche lavoro affidabile viene comunque pubblicato.

Tutti e tre i lavori sono costretti a invocare ulteriori e più approfondite indagini e un maggior consenso sui criteri di valutazione dei risultati dei trattamenti. La loro lettura si presta comunque ad alcune considerazioni.

Anzitutto l'opportuna distinzione tra disease e illness (difficilmente traducibile in italiano: potremmo dire "la malattia e le conseguenze della malattia sulla persona, lo star male") che ricorda ancora una volta come obiettivo dell'intervento medicoriabilitativo non sia la malattia in sé, ma la disabilità, con tutte le sue componenti, tra le quali non sono certamente trascurabili quelle psicologiche. A questo proposito mi sembra altamente commendevole l'attenzione riservata dagli autori dell'articolo sulle radicolopatie cervicali alla "soddisfazione del paziente". E anche il concetto di placebo merita una riflessione che le neuroscienze degli ultimi anni vanno approfondendo: se è vero che di voodoo si può morire …

Un'altra considerazione importante è quella sulla frequente remissione, spesso in tempi brevi, anche se non sempre definitiva, dei dolori cervicali, anche a sicura genesi radicolare: ulteriore stimolo ad usare prudenza nella valutazione dell'efficacia aneddotica della "ultima cura fatta".

Perfettamente d'accordo con gli autori, poi, sulla richiesta ai riabilitatori che pubblicano studi controllati sugli effetti delle loro tecniche di descrivere con la maggior esattezza possibile che cosa realmente sia stato fatto al loro paziente. C'è una notevole differenza tra "sono state somministrate due compresse di 0,1 mg di una certa sostanza al giorno" e "ha fatto un'ora di esercizi tre volte la settimana", anche se tratti da una metodica più o meno nota. Quale esercizio, con quali modalità, con quale intensità, per quanto tempo, con quali intervalli … e soprattutto, con chi? L'importanza del rapporto terapista-paziente non potrà mai essere sopravvalutata.

Difficile, ma ci dovremmo provare.

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